In First Taste assistiamo alla piena espressione di ciò che è il self empowerment, cioè la scoperta di un “gusto nuovo”, di qualcosa che intuiamo, in qualche modo speriamo, ma che non abbiamo ancora avuto il coraggio o la fiducia di esplorare davvero. Qui i bambini sono meravigliosi, perché percorrono ogni passo con immediatezza, senza pregiudizi o preoccupazioni, solo sentendo: ci mettono di fronte alla sequenza di reazioni che ciascuno di noi, nella sua vita, incontra quando si trova a sperimentare qualcosa di nuovo:

  • curiosità
  • attesa
  • percezione
  • disgusto
  • disorientamento
  • dubbio
  • piacevolezza
  • eccitazione
  • scoperta

Ogni passo è rispecchiato nel volto di questi piccoli. Ogni passo è identico a quello che fai tu nel momento in cui provi qualcosa di nuovo. Questi passi sono per certi versi inevitabili: devi attraversarli per scoprirTI. Tutti noi li abbiamo percorsi. Quando siamo andati fino in fondo ci siamo sentiti potenti e “pieni”. Allo stesso modo, conosciamo bene l’esperienza di non essere riusciti ed esserci raccontati che quella cosa non era poi così importante, come la famosa volpe fece con l’uva.

Alcune possibilità saranno per te poco rilevanti, e allora rimandare è indolore. Altre sono invece cruciali, e allora il gioco della volpe con l’uva sarà alla lunga asfissiante. Aprirsi una possibilità, infatti, è un percorso di self empowerment e trasformazione non solo esteriore (scegliere un lavoro nuovo, decidere di sposarsi o separarsi, candidarsi per una posizione, proporsi per condurre un team o presentare un progetto…) ma prima di tutto interiore (scegliere di agire con forza o leggerezza, di alzare la voce o tacere, di riflettere o lanciarsi, di esprimere le proprie emozioni o controllarle).

Siamo davvero liberi solo quando possiamo scegliere: siamo capaci di arrabbiarci, quando vogliamo o quando serve? Siamo capaci di piangere? Di alzare la voce? Di aspettare in silenzio? Di salire sul palco? Di applaudire uno più bravo di noi? E di seguirlo fedelmente? Siamo capaci di rilassarci? Di fidarci? E di correre? E di abbracciare? Siamo capaci di comunicare con forza? E di convincere? E di lasciarci convincere? E di farci vedere fragili? E di vincere? E di perdere? Ogni espressione umana ha in sé dignità e legittimità.

Libertà e responsabilità sono direttamente legate al numero di opzioni che sentiamo di poter avere. Aumentare il proprio potere, il proprio self-empowerment, significa aumentare le alternative tra le quali poter di volta in volta scegliere. Avere, vedere o costruire poche alternative, invece, ci mette nella condizione di essere “costretti” ad andare in un’unica direzione: ineluttabile e quindi, per certi versi, indipendente dalla nostra volontà.

Quando in una certa cosa siamo fermi, perché intuiamo la paura, sopravvalutiamo il disgusto ed inibiamo la scoperta, un feedback è ciò che può rimetterci “in moto”: una provocazione che da fuori scatena un nuovo passo interiore, una messa in discussione, la ri-apertura di una porta ormai chiusa.

In poche immagini, questa scena del film Into the wild lo evidenzia in modo lampante. Il giovane comprende, provoca, sostiene e incita, ed allo stesso tempo non si sostituisce al vecchio, lo fa sentire speciale e ha fiducia che possa farcela da sé. E allora, se qualcuno mai ti ha mai aiutato in questo modo, magari dandoti delle “chiappe molli” o porgendoti un panino infarcito di aglio (come ai bambini di First Taste)… trova il modo di ringraziarlo perché ti ha fatto uno dei regali più preziosi.

| Photo credit: Maria Josè Cinti