EMPOWERMENT ALPHABET

NUDITÀ

Abbiamo scelto questa parola, così evocativa e provocatoria, perché ci apre a due riflessioni fondanti per il processo di self-empowerment.

La prima potremmo sintetizzarla con il “less is more”.
Spesso infatti viviamo il processo di crescita ed evoluzione personale come un percorso attraverso il quale costruire, in parte anche artefare, noi stessi, al fine di risultare migliori, di apparire più capaci o vincenti. Il rischio è quello di aggiungere comportamenti, metodi e atteggiamenti in modo un po’ forzoso, e così facendo perdere naturalezza, autenticità. Il processo di self-empowerment invece proprio all’autenticità tende, e ricorda quindi più il lavoro dello scultore che “toglie il superfluo” che non quello dell’arredatore un po’ kitsch che aggiunge un ulteriore soprammobile. Nudità, in questi termini, è quindi un obiettivo, una direzione da poter perseguire per far emergere il valore delle proprie qualità innate, accettando se stessi e, magari, anche le proprie vulnerabilità.

La seconda, collegata a questa, è proprio che il termine nudità ci mette a contatto con uno dei desideri, ma anche paure, più tipici dell’essere umano: essere visti per quello che si è.
Nudità sottolinea che ciascuno di noi è in realtà molto esposto, molto più “conoscibile” di quanto non ci aspettiamo. Spesso nei nostri laboratori i partecipanti si stupiscono del livello dei feedback che ricevono, anche da colleghi fino ad allora “sconosciuti”. Noi non ce ne stupiamo: riconfermiamo piuttosto ogni volta la convinzione che, per quanto una persona si possa sforzare, il tentativo di passare inosservati o di mascherarsi sia da un lato spesso infruttuoso, e dall’altro richieda molte energie (controllarsi, governare alcuni istinti, mostrare solo alcuni lati di sé) che potrebbero invece essere utilizzate diversamente.

La “nudità” quindi, nella fatica che comporta, rende anche molto potenti proprio perché accettarla ci porta ad abbattere la preoccupazione che qualcuno possa scoprirci nel nostro mascheramento, restituendoci energie che possiamo meglio indirizzare.

Cerchiamo spesso sicurezza in piccoli gesti, atteggiamenti o oggetti che ci fanno sentire in qualche modo protetti, un po’ come Linus con la sua famosa coperta… Pensa a questa “coperta”, alle cose senza le quali potresti sentirti un po’ più vulnerabile (qualche esempio di “coperta di Linus” può essere il prepararsi in modo eccessivo prima di una riunione per paura di essere colti in fallo, oppure indossare determinati abiti – cravatta o tacchi – per sentirsi più sicuri, o ancora utilizzare vie di comunicazione mediate – mail o whatsapp – invece che dire qualcosa dal vivo…). Identifica la tua “coperta di Linus” e, per un giorno, allenati a farne a meno. Prova a osservare le tue sensazioni e quali altre risorse devi mettere in campo per affrontare comunque la quotidianità.

Lasciaci la tua esperienza nei commenti, se vuoi.

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