EMPOWERMENT ALPHABET

LOCUS OF CONTROL

Uno dei bisogni dell’essere umano è trovare una spiegazione agli eventi, capire la loro causa, soprattutto quando ci riferiamo ad un insuccesso.
Tra i vari atteggiamenti che caratterizzano la persona, l’attribuzione di causa – o “locus of control” – rappresenta uno snodo importante che può facilitare oppure no l’attitudine al self-empowerment.

Il locus of control riguarda il grado di controllo percepito dalla persona sugli eventi, è in sostanza la lettura che noi diamo ai fatti o situazioni che accadono, riportandoli a cause di nostra pertinenza oppure a noi esterne. Ogni evento che in qualche modo ci riguarda, sarà quindi in parte causato dai nostri comportamenti o atteggiamenti, in parte generato da comportamenti altrui o avvenimenti esterni.

Possiamo inoltre dire che la nostra attribuzione di causa non è mai completamente oggettiva, ma piuttosto “inquinata” dalle nostre percezioni, opinioni, stati d’animo e attitudine caratteriale che ci portano ad esempio – come dimostrato da numerosi studi – a sopravvalutare regolarmente il nostro contributo nelle attività di gruppo alle quali partecipiamo. Come detto, anche il carattere può incidere su tale attribuzione, portandoci ad esempio ad essere troppo penalizzanti con noi stessi e sopravvalutare le nostre responsabilità (colpe) rispetto ad un fallimento o un errore.

L’attribuzione di causa è una dimensione che può facilitare o complicare il processo di apertura di possibilità. Non si tratta però di travisare o forzare la propria percezione, ma piuttosto di imparare a usare bene la nostra lente d’ingrandimento, al fine di partire dalle cause che ci restituiscono più potere. Se parto analizzando tutte le cause esterne, infatti, sia che ne trovi molte o poche, sia che le ritenga più o meno fondamentali, non farò altro che una disamina dettagliata, ma anche limitante delle mie possibilità. Saprò tutto di quello che gli altri hanno fatto o avrebbero dovuto fare, ad esempio, o di come le dinamiche esterne hanno influito… ma avrò poche informazioni su di me, sul mio ruolo ed, eventualmente, sui comportamenti o modalità alternative che avrei potuto agire. Mi metto quindi nella posizione dell’entomologo, che studia da fuori un alveare, comprendendone le varie dinamiche ma risultando anche esterno a tutto quanto.

L’atteggiamento che restituisce maggiori risultati e potenzialità in termini di self-empowerment è invece quello di partire prima di tutto dalle proprie cause interne: “Cosa ho fatto o non ho fatto io? Cosa avrei potuto fare di diverso? Cosa ho fatto bene e cosa invece no?”. Questo atteggiamento abilita una ricerca individuale rispetto al proprio impatto nelle cose, e di conseguenza restituisce potere e possibilità a chi la porta avanti, proprio nell’interrogarsi su cosa si potrebbe fare ora o si sarebbe potuto fare (e in prospettiva quindi esplorare) di diverso.
Allo stesso modo, è un atteggiamento che ci porta ad essere aperti al feedback, ed anche a ricercarlo, chiedendo agli altri come ci hanno visti, e cosa avremmo potuto fare di diverso in una data situazione. Se gli altri ci percepiscono alla ricerca di questo tipo di risposte, sarà più facile per loro essere aperti e diretti. Al contrario rischieremo di incontrare solo persone che ci liquidano con un: “Non potevi farci nulla, non dipendeva da te. Tu hai fatto tutto il possibile”.

Un’ultima distinzione importante va fatta tra l’attribuzione di causa e responsabilità da un lato, l’attribuzione di colpe dall’altro. Il locus of control è una dimensione che evidenzia rapporti di causa-effetto, non entrando in giudizi morali. Più sapremo tenerci su questo livello, maggiori saranno i gradi di libertà e lucidità della nostra analisi, e di conseguenza maggiore sarà la sua efficacia.

Ti proponiamo un esercizio per osservare l’impatto delle azioni individuali su un sistema più ampio. Prova per una settimana ad enfatizzare tre tuoi comportamenti positivi (ad esempio salutare con calore i colleghi alla mattina, fare ogni giorno un piccolo dono inaspettato ad una persona, chiedere “come stai?” prima di iniziare a parlare di lavoro, offrire il caffè ai colleghi ogni volta che puoi…). Alla fine della settimana prova a chiederti che effetto hanno fatto queste piccole attenzioni: hanno fatto, anche in piccola parte, la differenza o sono rimaste del tutto inosservate? Prova a pensare se, invece di una settimana, certe azioni diventassero una tua prassi…

Lascia le tue riflessioni, se ti va, nei commenti qui sotto.

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