EMPOWERMENT ALPHABET

X-FACTOR

Si parla molto oggi di “X-Factor”, termine che utilizziamo qui con un po’ di leggerezza come sinonimo di “talento”. Questo è in sostanza l’inclinazione naturale di una persona a far bene una certa attività.

La parola ha origine in Grecia, dove il talento costituiva un’unità di peso e una moneta preziosa.

Per avvicinarci al significato di talento nella visione del self-empowerment è molto evocativa la parabola evangelica, dove la ricchezza del talento in sé non ha valore, ma è bensì l’investimento, l’impiego che se ne fa. E’ quindi la messa a frutto a rappresentarne il compimento. Sono i servi che si danno da fare, anche rischiando, che ricevono le lodi. Il servo che tiene nascosto il proprio talento è invece oggetto di biasimo.

La parabola consente di ricomprendere anziché contrapporre i diversi modi di intendere il talento, vedendo la predisposizione naturale come uno degli ingredienti possibili, ma non l’unico. Si demitizza così il talento in quanto tale, l’accezione di extra-ordinarietà che riguarda pochi, a favore di un’accezione più ordinaria (ma non meno eccezionale!) che può invece riguardare tutti, e che ha a che fare con l’assunzione di responsabilità di ciascuno, nell’acquisizione di consapevolezza dei propri punti di forza e nella messa in campo di volontà, desiderio e determinazione per la messa a frutto.

Il talento del self-empowerment è quindi tangente alla valorizzazione del proprio potenziale, che implica il processo per farlo dispiegare: al dono (e tutti ne abbiamo qualcuno) si aggiunge il lavoro, in termini non solo di costanza, ma anche di fatica. Si tratta di prefigurarsi con desiderio dei risultati possibili, ma anche di non arrendersi e correre il rischio di qualche delusione. Soprattutto quest’approccio esclude l’anti empowerment, ovvero l’alibi-killer di non avere doti eccezionali, che rischia di de-responsabilizzare rispetto ai propri percorsi di crescita.

Ciascuno ha il suo potenziale di base dato e ha anche la responsabilità di farlo rendere al meglio, cercando le proprie vocazioni e ricomprendendo nel processo per realizzarle anche la gestione dei propri limiti. Anche la famosa frase di Seneca sul talento (“La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione”) può essere riletta con lo sguardo del self-empowerment. Si tratta di affiancare all’accettazione dei dati di realtà al di fuori dell’area di impatto di ciascuno (le occasioni come elementi fortuiti), un forte investimento sull’autodeterminazione, ovvero su quanto, in ogni momento, ci è invece possibile fare, e che, seppur non può garantirlo, può senz’altro aumentare le probabilità che le occasioni incontrino i nostri talenti.

Ti propongo un esercizio.

Prenditi un momento per identificare e  scriverti le tue cinque principali capacità.
Ora pensa di poter partire verso un luogo dove potrai vivere con soddisfazione e agio semplicemente mettendo a frutto esclusivamente quelle capacità, facendo quanto ti piace o  piacerebbe fare. Prenditi  un momento anche a prefigurarti quello che farai. Ora metti in valigia le tue capacità e procedi nella lettura.

Il viaggio inizia. Trovi una frontiera e per proseguire devi pagare dazio con una di queste capacità. Quale lasci?
Il viaggio continua. Trovi un’altra frontiera ed anche qui non puoi procedere se non che lasciando un’altra delle tue capacità. Quale lasci?
Il viaggio continua. Trovi l’ultima frontiera e devi lasciare un’altra capacità. Quale lasci?

Ora pensa alle due capacità che ti sono rimaste. Le hai  scelte da portare con te e non le hai cedute alle frontiere. Potrebbero essere i tuoi talenti?

Torna alla vita di adesso per chiederti quanto ci stai investendo. Quanto li stai esprimendo, quanto spazio gli stai dando? Quanto ancora potresti dargliene, magari  con un po’ di impegno in più, qualche decisione, qualche scelta da fare o priorità da dare, un po’ di messa in gioco e qualche sacrificio?

Vuoi scoprire l’Empowerment Alphabet?
Di |2018-11-06T18:11:15+00:00maggio 13th, 2018|Empowerment Alphabet|0 Commenti

Riguardo l'autore:

Ho lavorato in azienda 23 anni, in ruoli di crescente responsabilità che mi stavano portando in una direzione diversa da quella desiderata. Ho rilanciato, studiato tanto, rischiato e ce l’ho fatta! Da 10 anni sono consulente, formatrice e coach. Mi appassiona accompagnare le persone nei loro percorsi di crescita. Mi aiuta essere stata in molti dei “luoghi” di loro disagi e capacità ancora da esprimere.

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