EMPOWERMENT ALPHABET

WORK-LIFE BALANCE

Questo concetto è stato molto dibattuto e per anni è stato per certi versi di moda. Riguarda la ricerca quotidiana che ciascuno di noi deve fare per tenere in un equilibrio sano le proprie sfere di vita, ed in particolare quella lavorativa/professionale e quella della vita privata. Il concetto afferisce per certi versi al buon senso e ci trova tutti, in prima analisi, d’accordo.

Il work-life balance diventa un “termometro” di primo livello che dovrebbe farci chiedere “Quanto mi prendo cura delle cose a cui tengo?”: il rischio a volte è che il lavoro o la vita privata diventino non solo un focus importante, ma anche un alibi per ridurre il livello di investimento (energie, aspettative, quantità e qualità del tempo) nell’altro polo.

D’altro canto, il concetto di work-life balance è delicato, poiché rafforza l’idea che esperienza di vita (ciò che sono, ciò che voglio e decido per me) e vissuto professionale (ciò che il lavoro mi richiede) siano in sé aspetti separati, se non contraddittori. Questa convinzione è alla base dell’esperienza alienante che molti fanno, vivendo il tempo dedicato al “lavoro” come tempo perso, senza significato intrinseco, ma solo come mezzo per guadagnare uno stipendio.

L’approccio del self-empowerment, invece, sottolinea la possibilità di vivere con pienezza ogni esperienza, senza bisogno di mettere rigide etichette. E’ possibile pensare ad ogni esperienza come ad un momento di valore, nel quale abbiamo obiettivi, desideri, risorse, interlocutori, ma anche vincoli e difficoltà… e che può servirci per imparare qualcosa di nuovo, evolverci e mettere a frutto questa evoluzione per i momenti futuri.

Questo modo di vedere le cose spinge verso un’integrazione generativa tra due poli (casa e lavoro) che solo ad un primo livello sono in contraddizione, ma che possono essere visti invece come filoni d’esperienza fusi in un flusso coerente che ogni singola persona può e deve imparare a condurre, aprendosi nuove possibilità, sfidando se stessa, ponendosi in ascolto delle richieste e delle necessità del contesto, tenendo conto dei feedback che riceve. Forse più che di equilibrio casa-lavoro (work-life balance) sarebbe interessante parlare di pienezza dell’esperienza di vita. E un’esperienza piena non è necessariamente un’esperienza in equilibrio!

Ci permettiamo di chiosare con una piccola citazione di Primo Levi, che nel suo La chiave a stella sottolinea la connessione tra fare ed essere dicendo: “(…) chi lo fa (odiare il lavoro), si condanna per la vita a odiare non solo il lavoro, ma se stesso e il mondo”.

Ti proponiamo una riflessione: prova a scrivere le 10 situazioni che più ti gratificano sul lavoro. Quando nel hai scritte 10, inizia a depennare dalla lista quelle meno importanti fino ad averne 3. Ora prova a chiederti se quel tipo di soddisfazioni sono presenti anche nella tua vita personale e cosa dovresti fare in più nella tua vita personale per avere a pieno questo tipo di soddisfazioni.

Una volta fatto, prova a fare lo stesso esercizio a parti invertite: scrivi 10 situazioni che ti gratificano nella vita personale, riducile a 3 e poi chiediti quanto queste gratificazioni sono presenti anche nella tua vita professionale.

Come è andata? C’è discrepanza o allineamento? Le cose che ti gratificano sul lavoro sono le stesse che ti gratificano a casa? Vedi possibili delle azioni per aumentare l’allineamento? Lasciaci la tua esperienza, se ti va.

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