EMPOWERMENT ALPHABET

QUESTIONING

Il self-empowerment è un approccio di forza e provocazione, e che potrebbe quindi sembrare poco votato alla domanda, all’attesa, al confronto. In realtà è proprio il contrario: il self-empowerment è approccio di curiosità, apertura, esplorazione, nel quale quindi le domande, quelle potenti, stanno al centro. Il self-empowerment, come la psicologia umanistica, vuole contattare la persona a tutto tondo, con l’obiettivo di valorizzarne il potenziale complessivo. Il questioning e l’ascolto empatico sono gli strumenti privilegiati di accesso e conoscenza a se e agli altri.

Il porre domande è il mezzo non per ottenere le risposte giuste (o sbagliate), ma per stabilire un contatto autentico con sé e con l’altro, esplorando la persona tutta intera e non solo situazioni, abilità o comportamenti specifici.
Porre domande è presenza, è desiderio di scoperta, è lasciarsi stupire, è non accontentarsi del dichiarato – quel che viene detto – ma connettersi ad un livello più profondo.
È anche aprirsi senza pre-giudizio alle risonanze che l’interlocutore ci procura, indipendentemente da quanto sentiamo lui ed il suo mondo lontani da noi.

Nel self-empowement il questioning, e quindi l’ascolto e l’empatia che lo connotano, sono importanti per diverse ragioni:

  • nella ricerca di una vision evolutiva propria o altrui, consentono di non fermarsi alla prima risposta ma di ampliare fino a che si percepisce di aver trovato l’elemento importante e significativo per il salto di qualità

  • facilitano la posizione di apertura verso l’altro, consentendo di non affrontare gli scambi relazionali ed i colloqui pensando di sapere già tutto; permettono di guardare le situazioni con gli occhi e dal punto di vista dell’altro

  • nell’apertura di possibilità aiutano ad osare e far osare, a guardare alle risorse, ad uscire dagli schemi e dalle aspettative e a generare qualcosa di nuovo

Lo strumento del saper porre domande incisive è molto importante per i capi, che spesso riconoscono l’importanza del feedback per far crescere le proprie persone, ma che a volte si riducono a pontificare e ribadire costantemente il proprio punto di vista.
Dimenticano invece che si può essere molto provocatori anche attraverso una domanda ben posta seguita da un momento di reale ascolto e silenzio.

Scegli una persona che conosci sul lavoro e che tendi a giudicare male. Provando a sospendere il tuo giudizio, fai un elenco di cose che non sai di quella persona: motivazioni, storia passata, difficoltà, paure, incertezze, ambizioni…

Ora identifica almeno tre domande che ti aiuterebbero a scoprire qualcosa di significativo su quella persona e, se è possibile, prova a fargliele.

Spesso non è facile, ma aprirsi alle domande ci aiuta ad essere maggiormente in contatto empatico anche con chi non ci piace, come ha ben scritto Ian Maclaren “Be kind, for everyone you meet is fighting a hard battle.”

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Di |2019-03-14T08:54:20+00:00Marzo 11th, 2019|Empowerment Alphabet|0 Commenti

Riguardo l'autore:

Dopo molti anni in azienda, trascorsi sia in Italia che all’estero, di cui più di 15 anni con ruoli manageriali nel campo delle risorse umane sono ora consulente, formatrice, coach. L’azienda è stata per me, per molti anni, la palestra e l’ancora solida che mi ha permesso oggi di essere consulente con uno sguardo pragmatico e concreto ma anche possibilitante.

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