EMPOWERMENT ALPHABET

KILLER

Killer: persona, animale o cosa che ha ucciso, uccide o è potenzialmente in grado di uccidere.

Nell’approccio del self-empowerment i killer sono caratteristiche personali che possono limitarci in certe circostanze. Ne esistono di 3 tipologie:

  • paure, dubbi o incertezze bloccanti (e se fallisco? Riuscirò a farcela se poi le cose si fanno complesse?);

  • convinzioni limitanti su di sé (non sono in grado, non potrò mai… certe cose non mi interessano, io sono fatto così) o su come va il mondo (certe cose non sono possibili, gli altri non ti aiutano mai…);

  • difetti e automatismi (ad esempio insicurezza, arroganza, ipercriticismo, impazienza) che ti portano a rispondere sempre allo stesso modo – spesso non funzionale – ai momenti di difficoltà.

I killer ti bloccano o ti rendono difficoltoso uscire dalla confort zone, cambiare, evolvere e darti nuove possibilità. Uccidono il desiderio e la pensabilità, cannibalizzano le risorse. Lo fanno a volta in maniera esplicita, talvolta subdolamente. Il killer è faticoso, ma è tuo, è stato una tua risposta adattiva, e, soprattutto, è vivo, vivido, e contribuisce a renderti unico e, se riconosciuto, anche più autentico.
Impossibile, ansiogeno ed anche azzardato ripagarlo con la stessa moneta, cercando di ucciderlo. Metaforicamente il killer è una buca che si frappone tra te ed il tuo obiettivo di sviluppo, il tuo salto di qualità.

L’approccio dell’empowerment non è quello di ripianare la buca (il tempo della vita scorre e le opportunità non ti aspettano), ma di farcela nonostante la buca. E’ una parte di te da conoscere (quando si manifesta? cosa ti fa fare?), con cui imparare a dialogare. E’ questo che proponiamo nei nostri laboratori.

Gli si dà un nome (l’accettazione), ci si autorizza sino in fondo a vedere in cosa ci limita e cosa ci impedisce (lo sfogo), ma gli si riconosce anche che ci è stato utile, che in parte ha contribuito a renderci quello che siamo (la riconoscenza). Ed è da questa posizione che puoi farci dei nuovi patti, consentendogli ancora di esprimersi ma “gestendolo” tu quando ti stai giocando una possibilità per te importante.
Tra le strategie per gestirlo vanno ricomprese anche le alleanze con chi fa il tifo per te.

Ti propongo ora una piccola riflessione. Prova prima di tutto ad identificare un tuo “killer”: un comportamento disfunzionale, un tuo difetto, o anche un tentativo “maldestro” di gestire le cose difficili, generato da una tua paura o poca sensibilità. Se non te ne viene in mente uno ti chiedo di scegliere tra questo elenco tratto dagli studi di personalità effettuati da Hogan:

  • Irritabilità: essere umorali, volatili, avere reazioni eccessive, paura della critica, eccessi emotivi
  • Scetticismo: essere cinici, sulle difensive, avere retro-pensieri e bassa fiducia negli altri
  • Titubanza: temporeggiare, avere paura di osare e sbagliare, poca iniziativa, evitare l’innovazione
  • Chiusura: essere non comunicativi, disinteressati alle emozioni altrui, freddi e distanti
  • Noncuranza: essere passivi-aggressivi, attento solo a sé, disinteressati ai feedback
  • Spavalderia: essere eccessivamente convinti o sicuri di sé, sottostimare gli altri
  • Scaltrezza: essere all’apparenza amichevoli ma in realtà impulsivi, manipolatori, sfruttare gli altri
  • Espressività: drammatizzare le situazioni, richiedere continue attenzioni su di sé, distrarsi facilmente
  • Originalità: essere creativi ma anche eccentrici, poco pratici, poco consapevoli, annoiarsi con facilità
  • Scrupolosità: essere meticolosi, perfezionisti, inflessibili sulle regole e sui patti presi
  • Obbedienza: ingraziarsi gli altri, non essere indipendenti, evitare le decisioni e non saper dire di “no”

Ora che da questo “appassionante” elenco hai scelto un killer (attenzione: se pensi di non avere nessuno di questi killer, forse te la stai un po’ raccontando…), immagina di poter scrivere una lettera a questo tuo difetto. Parti con “Caro killer…” e parlagli direttamente rispondendo a questi tre punti:

  1. Lascia libero sfogo alla rabbia: immagina il tuo killer dentro ad una gabbia, e tu da fuori che gli puoi dire liberamente quanto lo odi, quanti problemi ti ha creato negli anni, quanto male ha fatto a te e a chi hai intorno e quante opportunità che ti ha fatto perdere. Non fargli sconti, parlagli in modo diretto e anche duro, se vuoi… “Caro killer, io ti odio perché…”
  2. Ora fai un passo indietro e cambia prospettiva: immagina il killer di fronte a te, ma distante, e prova a pensare a tutte le volte nelle quali ti è stato d’aiuto, ti ha consentito di risolvere problemi o raggiungere obiettivi… “Però, pensandoci bene, alcune volte mi sei stato d’aiuto… ad esempio quando…”
  3. Adesso cambia ancora prospettiva: immagina di essere di fianco al tuo killer e di essere tanto potente quanto lui, di parlargli alla pari, e di proporgli un accordo. Lasciagli spazio quando è utile o nelle situazioni in cui i danni non sono irreparabili, ma concorda con lui di stare alla larga quando invece la posta in gioco è alta… “Caro killer, da qui in avanti ti propongo di procedere in questo modo…”
Vuoi scoprire l’Empowerment Alphabet?
Di |2018-11-06T18:13:42+00:00marzo 21st, 2018|Empowerment Alphabet|2 Comments

Riguardo l'autore:

Ho lavorato in azienda 23 anni, in ruoli di crescente responsabilità che mi stavano portando in una direzione diversa da quella desiderata. Ho rilanciato, studiato tanto, rischiato e ce l’ho fatta! Da 10 anni sono consulente, formatrice e coach. Mi appassiona accompagnare le persone nei loro percorsi di crescita. Mi aiuta essere stata in molti dei “luoghi” di loro disagi e capacità ancora da esprimere.

2 Comments

  1. Alison marzo 25, 2018 at 4:56 pm - Reply

    I came across this article on LinkedIn and I wanted to share an idea, as a native English speaker. I think it would benefit from a sentence distinguishing “killer” as you use it here to represent negativity, from “killer” the colloquialism for GOOD. It’s quite common in English, especially among young people, to use “killer” to mean great, strong, etc.

    Ex: “She has a killer CV”; “Wow, you really killed it in that interview!”

    • Sara Doneddu marzo 28, 2018 at 7:37 am

      Dear Alison,
      thank you for your sharing. We didn’t know about the positive meaning of “killer” that you described.
      Anyway, “killer” has a positive significance for us as well! Each of us has a “killer”: it is important to know it well and to be in alliance with it. We really think that there are circumstances of life in which “killer” has been instrumental to overcome difficulties and it has been the ingredient which made us great and strong. In the same way, in some other circumstances, the killer has been a fear or a limiting belief which “killed” some important opportunity. Empowerment works on the possibilities to increase our self-determination while respecting our “killer”.
      Thank you for your comment!
      kind regards

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