Dopo aver preparato e affrontato la mia prima maratona, ho scoperto che gli ingredienti per realizzare una prestazione eccellente sono gli stessi che servono tutti i giorni.

Nell’approccio del self-empowerment il coraggio è un ingrediente importante per lavorare sul proprio sviluppo e per potersi aprire nuove possibilità. In questo senso il coraggio ha a che vedere con la voglia di affrontare i propri limiti, aprirsi e lasciar uscire le proprie fatiche e difficoltà, spingersi verso comportamenti nuovi.

Correre oltre 42km può sembrare ad alcuni un’impresa straordinaria, mentre per altri è quasi ordinaria amministrazione. Sta di fatto che lo fanno in molti, ultimamente. Io ho affrontato la maratona a dicembre 2017. Come ogni esperienza, anche la maratona può essere fonte di apprendimento. Tuttavia, a me non ha insegnato granché: è stato il naturale epilogo di un percorso di allenamento. Ma arrivarci non è stato gratuito, ed è stato proprio l’allenamento ad insegnarmi più di quanto non mi aspettassi. Ecco un breve elenco delle cose per me più rilevanti.

La maratona: ingredienti per una prestazione eccellente

  1. Volere non è potere”: ti alleni con serietà e impegno, e credi che questo basti per coronare le tue ambizioni. Invece capisci dopo poco tempo che le ambizioni sono una cosa, le tue possibilità sono un’altra. Capisci anche che l’allenamento, in questo senso, ha un valore in sé, non necessariamente come tramite per una prestazione, ma come percorso di accettazione di te e delle tue possibilità. Volere non è sempre potere, e va bene così. Io fantasticavo risultati eclatanti. Non li ho raggiunti, non in così breve tempo. Ora starà a me decidere se perseverare…
  1. La motivazione conta ben poco”: Alex Bellini racconta di aver contato i giorni di motivazione (positivi, di carica e passione) sul suo diario tenuto durante la traversata oceanica a remi che svolse in solitaria. Su oltre 300 giorni di traversata, i giorni nei quali si descrisse motivato e contento di remare furono 12, circa il 4%. Cosa lo ha portato allora a non mollare? Non fu la motivazione a spingerlo dall’altro lato dell’oceano, fu la disciplina. E l’allenamento, quando ti porta ad uscire con regolarità 4 volte a settimana, anche nei periodi di lavoro o famigliari più impegnativi, ti mette di fronte alla tua capacità di essere o non essere disciplinato. Fare fatica non è divertente, e richiede energie mentali oltre che fisiche: nessuno ha voglia di allenarsi, ma chi lo fa ha senso di disciplina per affrontare la fatica.
  1. Chi fa da sé, non fa per tre”: nell’era dell’informazione a portata di mano, siamo tentati a raccogliere personalmente informazioni, farci una nostra opinione e sperimentare sulla nostra pelle. Tutte esplorazioni legittime. Ma se puntiamo ad una prestazione di qualità, dobbiamo imparare ad affidarci e fidarci dei professionisti. Ed accettare i loro consigli, anche quando vorremmo fare (strafare) di più. Io mi sono fatto accompagnare da Paolo Lazzarin e ritengo non sia un caso che abbia chiuso la maratona in un tempo più alto di quello che sognavo, ma anche senza alcun infortunio nei cinque mesi di allenamento e senza postumi fisici già dal giorno seguente. Detto questo, accettare di correre i primi 10km così piano, perché me lo suggeriva Paolo, non è stato per niente facile. Eppure, come in tanti altri momenti durante questi mesi, aveva ragione lui.
  1. Nessuno è tenuto a sostenerti”: inutile dirlo, un allenamento del genere chiede molto non solo a chi lo sostiene, ma anche alle persone che gli stanno vicino. E per quanto la tua famiglia sia coinvolta e appassionata della tua impresa, ti rendi conto di non poter chiedere loro di amare questa sfida quanto la ami tu. Che non è giusto aspettarsi da loro il coinvolgimento e il trasporto che provi tu. Il loro sostegno, ho capito, non va preteso perché non è scontato, ma va piuttosto compensato e ripagato con gesti e attenzioni, restituendo loro positività e l’energia che se ne trae. Allo stesso tempo, allenarsi per la maratona significa accettare la possibilità di scontentare le persone che hai vicino, di non essere necessariamente aderente alle loro aspettative. Significa anche allenare un po’ di egoismo senza, parallelamente, perdere attenzione e amore per chi ti sta accanto.
  1. Non tutto, e non subito!”: allenandoti per la maratona capisci abbastanza in fretta che ci sarà molto da faticare nei mesi e settimane che precedono la gare, e che i miglioramenti sono piccoli, che le ambizioni vanno correttamente dimensionate. La maratona è un orto da curare giorno per giorno, senza fretta né pretese. Forse anche per questo alla maratona ci si arriva ad una “certa età”, quando si inizia ad accettare che la fortuna, nella vita, è poter mettere sulla bilancia gli sforzi e i risultati e non vedere troppa discrepanza. Anche perché generalmente, se di discrepanza ce n’è, è a favore degli sforzi. Io ho capito che la maratona consiste nel viaggio, nella preparazione che devi fare giorno per giorno, e che la gara in sé è solo l’apice di una costruzione le cui fondamenta sono state posate mesi, se non anni, prima.

E se gli ingredienti per una prestazione eccellente al lavoro fossero gli stessi?

Spesso il concetto di work-life balance rafforza l’idea che esperienza di vita (ciò che sono, ciò che voglio e decido per me) e vissuto professionale (ciò che il lavoro mi richiede) siano in sé aspetti separati, se non contraddittori. L’approccio del self-empowerment, invece, sottolinea la possibilità di vivere con pienezza ogni esperienza, senza bisogno di mettere rigide etichette.

Questo modo di vedere le cose spinge verso un’integrazione generativa tra due poli (casa e lavoro) che possono essere visti invece come filoni d’esperienza fusi in un flusso coerente che ogni singola persona può e deve imparare a condurre, aprendosi nuove possibilità, sfidando se stessa, ponendosi in ascolto delle richieste e delle necessità del contesto, tenendo conto dei feedback che riceve.

Ogni prestazione eccellente si basa su questi ingredienti, anche in campo professionale. Accettare alcuni limiti, essere disciplinati, farsi aiutare, non dare gli altri per scontati e imparare a pazientare. Imprenditori, amministratori delegati e manager spesso non brillano per queste competenze, chissà mai che allenarsi per una maratona non possa essere d’aiuto anche per loro. La maratona e la sua preparazione sono metafore di ogni prestazione eccellente: tu per quale maratona ti stai preparando?

Questo allenamento, quindi, mi ha cambiato. Ed ecco perché, nonostante tutto, sono grato di averlo affrontato. Che poi, nelle cose difficili, serve sempre un po’ di ironia. Allora chioso suggerendo agli appassionati di corsa il “manuale” di Chiod, che riassume con arguzia e puntualità ogni follia del “variopinto mondo del running”.