Sperimentare per crescere: da Babbo Natale a YouTube

Uno strumento fondamentale, nell’approccio del self-empowerment per lo sviluppo del proprio potenziale, è quello della sperimentazione: ogni nuova caratteristica interna (approccio, modalità, atteggiamento o possibilità) che ci interessa acquisire, diventa per noi realmente praticabile solo nel momento in cui, almeno una volta, riusciamo a realizzarla o quantomeno a muovere con successo un primo passo in quella direzione.

Spesso invece ci sentiamo bloccati in uno scacco matto tra il desiderio di cambiare e quello di rimanere al sicuro nei nostri porti, preoccupati di perdere ciò che abbiamo o inibiti dalla paura di non riuscire.
Sperimentare significa trovare modi reversibili, seppur reali, di provare ciò che ci interessa, iniziando a costruire questa possibilità, in modo concreto e percorribile, prima di tutto dentro di noi.

Un esempio personale: io da sempre avrei voluto essere più estroverso e spavaldo, ma nei fatti il mio carattere un po’ diverso, più tendente all’introversione e alla timidezza. Così ho dovuto lavorare molto per acquisire serenità, poi padronanza e infine piacere nel momento dell’esposizione sociale (ad esempio, nel parlare in pubblico…). Il mio lavoro lo richiede, e da subito l’ho fatto, ma con grande stress e fatica.

Con il passare degli anni però ho imparato prima a dire “sì”, e poi a ricercare in modo attivo, tutta una serie di esperienze che mi avrebbero permesso di allenarmi, di esplorare le mie reazioni, di sentirmi capace di gestire anche palcoscenici diversi e per me inusuali. Tra queste esperienze (che elencate tutte insieme fanno un po’ sorridere) annovero:

  • Aver vestito i panni di Babbo Natale presso la festa aziendale di una banca d’affari di Lugano (ricordo una selva di bambini…)
  • Aver suonato (in rigoroso playback) una canzone demenzial-religiosa presso un festival di musica evangelica in un gremito PalaLido (ricordo una selva di credenti! E la Vanoni – ormai ottuagenaria – che presentava la serata)
  • Aver partecipato ad una trasmissione televisiva in diretta, gestendo alla meglio le classiche dinamiche da talk-show pomeridiano…

Tutte queste situazioni, seppur slegate e fuori contesto, sono state per me occasioni di messa alla prova. Ogni volta ricordo di aver pensato prima “chi me lo ha fatto fare”, mentre e alla fine di ciascuna mi sono detto “vedi che se ti ci metti ce la puoi fare!”.
Ognuna di esse è legata anche ad una persona, che io ritenevo esperta, e che mi ha accompagnato: uno sponsor e, soprattutto, una “risorsa esterna” preziosa quando si prova ad uscire dal proprio orticello. Li cito e ringrazio qui: William (mio socio in Torreluna), Andrea (lacanzoneria.com) e Francesca (francescadimartino.com).

Tra le tante sperimentazioni, che fanno parte di questo lavoro su me stesso (ancora in corso…), ho deciso di cimentarmi nella realizzazione e condivisione di alcuni video su YouTube, cosa che avrei pensato impossibile per me solo qualche mese fa. Ma il bello è proprio questo! Un istante prima pensi che qualcosa sia impossibile e un attimo dopo ti trovi ad averlo realizzato.

 

 

Di | 2017-12-05T20:18:11+00:00 febbraio 23rd, 2015|Empowering People|3 Comments

Riguardo l'autore:

Co-fondatore di Torreluna, esperto in processi di empowerment per persone, team e organizzazioni.

3 Commenti

  1. Giovanni febbraio 25, 2015 at 5:59 am - Reply

    Per quanto il blog sia già interessante la condivisione delle riflessioni con il video arriva in modo più completo. Complimenti alla sorella ispiratrice e a te che non ne hai fatto una questione fine principio. Per rilanciare, recentemente ho rifiutato di fare una cosa. L’ordine é partito dalla via breve (non mi andava….) e poi è stato rafforzato da una questione di principio.Esistevavo principi altrettanto validi per cambiare idea ma ho deciso allora sulla base emotiva. A presto

    • Federico Vagni febbraio 25, 2015 at 6:13 pm - Reply

      Grazie Giovanni del tuo sostegno e della tua testimonianza. Non è detto che “via breve” e “via lunga” debbano necessariamente essere in contrapposizione. Anzi, l’allineamento è un indicatore di centratura e per certi versi un obiettivo da perseguire (intenzionalmente, non volontariamente!). Se poi ci concentriamo anche sui “sì” e non solo sui “no” abbiamo fatto bingo!!! Un caro abbraccio 🙂

  2. Lorenzo Ancilli maggio 7, 2015 at 9:16 pm - Reply

    Articolo bizzarro e originale. Fuori dagli schemi; è inusuale leggere articoli simili in siti di categoria, sempre “seri, ordinati e impettiti” . Veramente interessante.

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